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Sulla detraibilità fiscale dei libri acquistati il Governo pasticcia e le commissioni parlamentari stravolgono. Dicembre 2013, il presidente del Consiglio annuncia un provvedimento, contenuto nel decreto “destinazione Italia”, con il quale sarebbero stati supportati, per tre anni, gli acquisti di libri cartacei, finanziandoli con la detraibilità fiscale del 19%, fino ad un massimo di 2000 euro a contribuente (1000 per la scolastica e 1000 per la varia). Peccato che i 50 milioni previsti per finanziare lo sgravio siano fondi europei destinati ad altro e che manchi il consenso dell’Unione Europea al loro diverso utilizzo. E poi restano tutti da chiarire gli aspetti “pratici” per ottenere la deduzione, per i quali si rimandata alla pubblicazione del necessario decreto attuativo (quali documenti serviranno? scontrino, fattura, autocertificazione? I fondi a copertura sono limitati, chi potrà ottenere la detrazione?).
Febbraio 2014, dell'atteso decreto di attuazione non c’è traccia, del resto l’Unione Europea non ha ancora espresso parere favorevole alla diversa destinazione del finanziamento. Le commissioni riunite Finanze e Attività Produttive, modificano sostanzialmente la norma prevista dal ministero dello Sviluppo Economico sulla detrazione fiscale del 19% per l’acquisto dei libri: vengono introdotti i “buoni” destinati solo agli studenti delle medie superiori e spendibili presso gli esercizi commerciali (librerie, edicole, GD, forse anche On-line) che recupereranno il valore dei “voucer” attraverso il credito d’imposta aziendale.
La reazione del presidente dell'Associazione Librai, Alberto Galla,  è di indignazione per questo stravolgimento: non si sostengono più gli acquisti di libri di varia, vengono introdotti gli e-book, sugli esercenti ricadranno oneri finanziari significativi (per aziende normalmente in sofferenza di liquidità) dato che tra  il ritiro dei buoni e la possibilità di scalarli dal credito di imposta possono passare svariati mesi (poiché, di norma, avviene un volta l'anno con la presentazione della dichiarazione dei redditi).
Per i consumatori sembrerebbe una semplificazione, perlomeno per i pochi ammessi: sconto immediato sulla spesa di libri (“di lettura”, che vorrà dire?) e niente più scontrini o fatture da allegare alla dichiarazione dei redditi. Però il buono, timbrato e numerato, rilasciato dalla scuola, su disposizione del MIUR, sa tanto di vecchia burocrazia. E la spesa è drasticamente ridotta: non più 2000 euro a contribuente ma massimo 200 euro per gli aventi diritto (ISEE).
Un vero pasticcio, non c'è che dire. Ma il Sole 24 Ore on-line, dando per primo

la notizia non rinuncia a fare del becero sensazionalismo con il titolo dell'articolo (“bonus libri diventa “bonus librai”), lasciando intendere che all'origine dello stravolgimento della norma ci sarebbe la “solita”, deprecabile, connivenza tra partiti e forze economiche (nella fattispecie i librai), al di là degli interessi di tutti.
E il Web si scatena! Pochi minuti e arrivano i commenti all'articolo sul sito del Sole, poi  su Facebook e Twitter. I più benevoli si chiedono cosa ottengano in effetti i librai... ma i più son lì pronti ad additare (calunniare sarebbe più appropriato) la “lobby” dei librai.

 

Alcune perle:
lstrasorier: “l'inveterata collusione tra le caste politiche e le sottocaste dei loro amici ha colpito ancora! E' più importante per loro scambiarsi favori che aiutare l'economia e i contribuenti. Tanto, quelli li spremiamo comunque!”
libinda: “rieccoci, anzi rieccoLI!. i librai e soprattutto la lunga catena diastributiva che munge i propri margini a scapito dei consumatori. prima l'IVA al 22% sui libri elettronici (ebook) mentre i libri cartacei pagano solo il 4%, poi il divieto di applicare sconti superiori a quelli previsti dalla casa editrice ... adesso anche questa... pensate che Amazon si combatta alzando i prezzi?”
Warthog: “Che vergogna. Già non lo avevo capito, non aveva senso incentivare con uno sgravio i libri per cifre così alte. E perchè mai dovremmo farlo? E poi si scopre che era solo un'altra lobby. Se un commercio non ha futuro, deve reinventarsi. Puinto e basta. Tirarla per le lunghe aggravia solo la situazione. Le prossime saranno le agenzie di viaggio, deserta causa internet, a chiedere gli sgravi.”
SandroB74: “Ci risiamo! E non mi dite che questo parlamento non tutela le lobby a svantaggio dei cittadini, in primis il PD, primo firmatario di questa ennesima beffa.”

Ecco qua! I librai sarebbero una lobby di commercianti senza scrupoli che pensano solo al proprio tornaconto. E se non ce la fanno, per questi liberisti, che schiattino pure.
Vox populi. Ma che lobby possono mai essere i librai, in Italia?
Troppo deboli economicamente per avere attenzione dalla politica: per vent'anni hanno cercato di ottenere una normativa sul modello francese, ma rispetto quella è arrivata una legge sbiadita, insufficiente, contraddittoria. Ed è troppo debole (quasi inesistente) il riconoscimento sociale della loro importanza nel tessuto culturale delle città, della nazione.
In Francia non è così. Quarant'anni di politiche di difesa, non già del mero commercio di libri, ma del ruolo che le librerie hanno per i rispettivi territori. Sostegni economici, certo (diffondere libri non è facile neanche là) ma soprattutto il riconoscimento che le librerie sono parte irrinunciabile del tessuto culturale come le biblioteche, i teatri, i musei. E' favorita, stimolata, la sinergia tra queste istituzioni, il loro fare “rete”con l'obiettivo di incrementare i consumi culturali. Le librerie sono presenze che vengono sostenute perché fanno parte del “paesaggio”, con tutto quello di concreto e metaforico questo significhi. E indovinate un po' qual'è l'indice più quotato dalle pubbliche amministrazioni per valutare la qualità di una libreria: l'incidenza del costo del lavoro, cioè più addetti hai e meglio li paghi, più vali (!). Alle librerie è affidato un portato sociale enorme.
Ma in Italia no, e i librai non sono una lobby (culturale), purtroppo.

Ritratto di sanzio
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